La fiducia sulle sidechain è compromessa

La fiducia sulle sidechain è compromessa

L’hack di Liquid ha aperto una crepa che va ben oltre Liquid.

Gli utenti stanno abbandonando un’altra side chain, Rootstock, che adesso ha ritardi 36-46 ore nei peg-out, causati da un esaurimento temporaneo dell’inventario UTXO del PowPeg per un’ondata di prelievi simultanei.

Si sta creando un circolo vizioso: gli utenti hanno paura di un bug su Rootstock simile a quello di Liquid, cercano di uscire ritirando i propri bitcoin, queste operazioni tardano ad essere effettuate e la sfiducia aumenta.

Il punto non è soltanto capire come sia stato possibile sottrarre migliaia di bitcoin da una delle principali sidechain di Bitcoin. Il problema più interessante — e forse più importante nel lungo periodo — è capire cosa succede alla fiducia nell’intero modello delle sidechain quando un incidente dimostra concretamente che il passaggio da Bitcoin a una rete parallela introduce nuove assunzioni di sicurezza.

Perché una cosa è custodire bitcoin sulla blockchain di Bitcoin. Un’altra è trasformarli in un asset rappresentativo su un’altra blockchain, affidandosi a un meccanismo che deve garantire che quel rappresentante possa essere riconvertito in BTC.

Ed è proprio qui che l’hack di Liquid è diventato un problema anche per la sidechain Rootstock.


Il problema non è Bitcoin

Partiamo dalla distinzione più importante.

L’incidente di Liquid non è un attacco a Bitcoin. La blockchain Bitcoin non è stata compromessa, il consenso di Bitcoin non è stato alterato e le chiavi della federation Liquid non sono state rubate.

Il problema si è verificato nell’infrastruttura che sta sopra Bitcoin.

Una vulnerabilità nel software Elements ha permesso di creare L-BTC privi della corrispondente copertura in BTC. Questi L-BTC sono poi stati utilizzati attraverso il normale meccanismo di peg-out per ottenere bitcoin reali dalla federation. Circa 4.000 BTC sono usciti dalla riserva, circa il 95% dei bitcoin detenuti dalla federation prima dell’incidente.

Il dettaglio è fondamentale: non è stato necessario compromettere le chiavi del peg-out.

Il sistema ha eseguito correttamente una richiesta che, dal punto di vista delle sue componenti, appariva valida.

È proprio questo che rende l’episodio interessante dal punto di vista della sicurezza.

La domanda non è più soltanto:

“Quanto è sicura la chiave che custodisce i miei bitcoin?”

Ma:

“Quanto è sicuro tutto ciò che deve essere vero affinché il sistema riconosca che ho diritto a quei bitcoin?”


Quando Bitcoin diventa un’altra cosa

Il concetto di sidechain è, in sé, estremamente interessante.

Una sidechain permette di utilizzare BTC in un ambiente con caratteristiche differenti da quelle della mainchain: transazioni più rapide, maggiore programmabilità, smart contract, asset, privacy e altre funzionalità.

Liquid, per esempio, è una sidechain federata che utilizza L-BTC come rappresentazione del bitcoin bloccato sulla mainchain. La documentazione di Liquid descrive esplicitamente il meccanismo: il BTC viene trasferito alla federation e l’utente riceve L-BTC; nel percorso inverso, gli L-BTC vengono distrutti e i BTC vengono rilasciati.

Il problema è che, nel momento in cui facciamo questo passaggio, non stiamo più facendo affidamento soltanto sulle regole di Bitcoin.

Stiamo introducendo un secondo sistema.

E questo secondo sistema deve garantire almeno tre cose:

  1. che l’asset rappresentativo venga creato correttamente;

  2. che non possano essere creati asset senza copertura;

  3. che il BTC sottostante venga rilasciato esclusivamente a fronte di un asset valido.

L’hack di Liquid ha dimostrato che queste tre condizioni non sono banali.


La sicurezza della sidechain non è la sicurezza di Bitcoin

Questo è forse il punto più importante da chiarire nel dibattito.

Dire che una sidechain è “Bitcoin-secured” può significare molte cose diverse.

  • Può significare che utilizza il merge-mining di Bitcoin.

  • Può significare che utilizza bitcoin come asset nativo.

  • Può significare che il suo bridge custodisce BTC sulla mainchain.

  • Può significare che parte della sicurezza economica deriva dall’ecosistema Bitcoin.

Ma nessuna di queste definizioni implica automaticamente che 1 BTC sulla sidechain abbia esattamente lo stesso profilo di sicurezza di 1 BTC sulla mainchain.

Su Bitcoin L1, il problema fondamentale è relativamente semplice: possiedo un UTXO controllato da una chiave e la rete verifica le regole del consenso.

Su una sidechain, invece, bisogna aggiungere una serie di elementi.

  • Il consenso della sidechain.

  • Il bridge.

  • Il peg.

  • Le chiavi.

  • Gli operatori.

  • Gli eventuali HSM.

  • Il software che verifica le transazioni.

  • Le regole che determinano se un asset può essere creato.

  • Le procedure che autorizzano il ritiro dei BTC.

Ogni componente è un’ulteriore assunzione.

E la sicurezza complessiva non può essere superiore alla sicurezza del componente più debole che controlla il passaggio del valore.


È qui che nasce il problema di fiducia

L’hack di Liquid è particolarmente pericoloso per l’immagine delle sidechain proprio perché rende questo problema concreto.

Non serve che un utente conosca i dettagli di Elements, delle range proof o della federation.

Vede semplicemente una sequenza molto più intuitiva:

BTC → sidechain → vulnerabilità → BTC persi.

E questo rischia di generare una conclusione altrettanto intuitiva:

“I miei bitcoin sono più sicuri se rimangono su Bitcoin.”

È una conclusione che non dimostra che le sidechain siano inutili.

Ma è una conclusione che le sidechain devono necessariamente essere in grado di affrontare.

Perché il loro principale ostacolo potrebbe non essere più soltanto tecnico.

Potrebbe essere psicologico e reputazionale.


Il problema di Rootstock

Ed è qui che il caso Rootstock, un’altra sidechain Bitcoin, diventa particolarmente interessante.

Rootstock non è Liquid.

Il suo modello di sicurezza è differente e non sarebbe corretto sostenere che l’hack di Liquid dimostri una vulnerabilità di Rootstock.

Rootstock utilizza il PowPeg, un sistema nel quale gli HSM dei pegnatories verificano informazioni relative alla blockchain Rootstock prima di autorizzare le operazioni del peg. Rootstock utilizza inoltre il merge-mining con Bitcoin; la documentazione attuale dichiara che oltre l’85% dell’hashrate di Bitcoin contribuisce alla sicurezza della rete Rootstock attraverso il merge-mining.

Questo è un modello significativamente diverso da quello di Liquid.

Liquid utilizza una Strong Federation per produrre i blocchi e gestire il peg. La documentazione Liquid descrive una federation di functionaries che svolgono sia il ruolo di block signer sia quello di watchman per i bitcoin custoditi dalla rete.

Rootstock, invece, cerca di legare l’autorizzazione del peg alla verifica della proof-of-work e della catena Rootstock attraverso i propri PowHSM.

Questa differenza è importante.

Ma non elimina la domanda fondamentale.

La sposta.


Il paradosso delle sidechain

Ed eccoci al paradosso.

Le sidechain sono nate anche per evitare di dover modificare Bitcoin.

È un vantaggio enorme.

Possiamo sperimentare nuove funzionalità senza introdurle nel consenso di Bitcoin. Possiamo creare ambienti programmabili, utilizzare smart contract, token, sistemi di privacy e applicazioni finanziarie.

Ma questa separazione ha un prezzo.

Se una funzionalità non può essere implementata direttamente su Bitcoin, bisogna costruire un altro ambiente nel quale implementarla.

E quel nuovo ambiente deve essere collegato a Bitcoin.

Nasce quindi il peg.

E il peg diventa il punto nel quale il valore passa da un sistema all’altro.

L’hack di Liquid ha dimostrato che non basta proteggere il caveau.

Bisogna essere sicuri anche del meccanismo che decide chi ha diritto ad aprirlo.


Il problema è la distanza da Bitcoin

Forse il modo più utile per ragionare sulle sidechain non è chiedersi se siano “sicure” o “insicure”.

Bisognerebbe chiedersi:

Quanto è grande la distanza di fiducia tra il mio asset e Bitcoin?

Con BTC sulla mainchain, questa distanza è minima.

Con L-BTC bisogna aggiungere il modello Liquid.

Con RBTC bisogna aggiungere il modello Rootstock.

Con altri bridge o wrapped BTC bisogna aggiungere altri modelli ancora.

Non significa necessariamente che uno sia “buono” e l’altro “cattivo”.

Significa che ogni volta che ci allontaniamo dalla mainchain aggiungiamo qualcosa che deve funzionare correttamente.

E quindi aumentiamo la superficie che deve essere analizzata.


Il vero rischio è il contagio reputazionale

Ed è probabilmente questo l’aspetto più sottovalutato.

Se un bug di Liquid viene corretto, Liquid può teoricamente tornare a funzionare.

Ma correggere il bug non significa necessariamente recuperare la fiducia persa.

E soprattutto la fiducia persa non rimane confinata a Liquid.

Un utente che non conosce la differenza tra Strong Federation e PowPeg potrebbe semplicemente concludere:

“Le sidechain Bitcoin hanno un problema.”

Ed è qui che un incidente specifico può trasformarsi in un problema sistemico.

Le sidechain devono quindi affrontare una sfida che non è soltanto tecnologica.

Devono dimostrare le proprie assunzioni di sicurezza.

Devono rendere comprensibile:

  • chi controlla il peg;

  • quali verifiche vengono effettuate;

  • cosa può fare un attaccante;

  • cosa succede se una componente viene compromessa;

  • quali sono i meccanismi di recovery;

  • quali quantità di BTC sono esposte;

  • quali componenti devono essere fidate.

Più il sistema è complesso, più questa trasparenza diventa importante.


Il punto non è smettere di usare le sidechain

L’hack di Liquid non dimostra che le sidechain siano una cattiva idea.

Dimostra piuttosto che una sidechain non può essere valutata soltanto dalle funzionalità che offre.

Bisogna valutare anche il prezzo che si paga in termini di sicurezza.

Se una sidechain offre smart contract, maggiore velocità, privacy o altre funzionalità che Bitcoin L1 non offre, può avere perfettamente senso utilizzarla.

Ma bisogna sapere cosa stiamo facendo.

La domanda corretta non è:

“Questa sidechain è sicura?”

È:

“Quali assunzioni devo accettare per utilizzare questa sidechain?”

E ancora:

“Quale valore sono disposto a sottoporre a queste assunzioni?”


La vera lezione dell’hack di Liquid

L’incidente Liquid è interessante proprio perché Bitcoin non ha fallito.

Bitcoin ha continuato a funzionare.

Il problema è nato nel momento in cui bitcoin rappresentati su un’altra rete sono stati trasformati nuovamente in bitcoin reali.

È una distinzione fondamentale.

Perché ci ricorda che “spostare BTC su una sidechain” non significa semplicemente spostare BTC.

Significa spostare il diritto di riscattare BTC all’interno di un altro sistema.

E quel sistema deve essere abbastanza sicuro da garantire che il diritto sia assegnato correttamente.

L’hack di Liquid ha mostrato cosa succede quando una componente di quel sistema sbaglia.

Non è stato necessario rompere Bitcoin.

È bastato convincere il sistema che esistevano bitcoin che, in realtà, non erano mai stati realmente coperti.


La fiducia è la nuova frontiera delle sidechain

Forse, quindi, il problema più grande che Liquid lascia alle sidechain Bitcoin non è un bug da correggere.

È una domanda.

Quanto siamo disposti a fidarci di un sistema che si trova tra noi e Bitcoin?

Rootstock ha un’architettura diversa da Liquid e dispone di meccanismi sofisticati per legare il PowPeg alla proof-of-work e alla validazione della chain. Non sarebbe tecnicamente corretto trasferire automaticamente su Rootstock le conclusioni dell’incidente Liquid.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare la lezione.

Perché l’hack ha ricordato a tutti una cosa semplice:

la sicurezza di Bitcoin non si trasferisce automaticamente a tutto ciò che costruisce un ponte verso Bitcoin.

Una sidechain può essere ben progettata, auditata, merge-mined e protetta da hardware specializzato.

Rimane comunque un sistema diverso.

E la domanda che gli utenti dovrebbero porsi prima di spostare i propri BTC non è quindi soltanto:

“Quanto è sicura questa sidechain?”

Ma:

“Quali nuove cose devo fidarmi che funzionino affinché il mio bitcoin rimanga bitcoin?”

È probabilmente da questa domanda — più che da qualsiasi confronto tra Liquid e Rootstock — che passerà il futuro delle sidechain Bitcoin.

Perché l’hack di Liquid può essere risolto con una patch.

La sfiducia, invece, richiede una prova.

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