Come si crea il denaro: banche centrali, tassi e prestiti

Quantitative easing, tassi d'interesse, inflazione: parole che sentiamo ogni giorno. Ma da dove arrivano davvero gli euro che abbiamo in tasca? Un viaggio dentro la macchina che produce la moneta di oggi. ARGOMENTI (da mettere nel campo «Aggiungi argomenti»: una parola, poi Invio o virgola) bitcoin, banche, inflazione, moneta, economia
Come si crea il denaro: banche centrali, tassi e prestiti

Proseguiamo il nostro viaggio nella storia della moneta. Ci eravamo lasciati nel 1971, con la fine della convertibilità del dollaro in oro e la nascita della moneta fiat: una moneta che vale per decreto e la cui quantità viene decisa da governi e banche centrali.

Siamo quasi arrivati alla fine di questa prima parte del racconto. Ma prima di chiudere vale la pena rispondere a una domanda che quasi nessuno si fa: come viene creato, concretamente, il denaro al giorno d’oggi?

Una premessa doverosa: non sono un economista. Quello che segue è il racconto di ciò che ho imparato con le mie ricerche, semplificato il più possibile. L’obiettivo non è esaurire l’argomento, ma far nascere qualche domanda e la voglia di approfondire.

Le parole che sentiamo ogni giorno

Da anni sentiamo parlare di quantitative easing, di tassi d’interesse alzati o abbassati dalla banca centrale, di inflazione, di stretta sul credito. Ma cosa vogliono dire, in pratica?

Tutti questi termini hanno a che fare con la politica monetaria, cioè con le decisioni su quanta moneta far circolare in una certa area economica e a che prezzo. Prendiamo come esempio quella che ci riguarda più da vicino: la zona euro.

La banca centrale e la sua stampante

Gli Stati che hanno adottato l’euro hanno affidato alla Banca Centrale Europea (BCE), insieme alle banche centrali nazionali come la Banca d’Italia, il monopolio dell’emissione della moneta a corso legale.

Il suo obiettivo principale è la stabilità dei prezzi. Per anni la BCE lo ha tradotto in un’inflazione “inferiore ma prossima al 2%”; dal 2021 l’obiettivo è diventato un 2% simmetrico, cioè da non superare ma nemmeno da mancare per difetto. L’idea, secondo le teorie economiche oggi dominanti, è che un’inflazione bassa e prevedibile sia compatibile con una crescita sana dell’economia.

Come fa la BCE a immettere moneta nel sistema? In due modi principali. Il primo è prestare denaro alle banche, a un tasso che decide lei. Il secondo è comprare sul mercato titoli, soprattutto titoli di Stato, pagandoli con moneta che crea dal nulla: in cambio dei titoli consegna denaro nuovo. Quando invece c’è troppa liquidità, può fare il contrario, vendere titoli o smettere di comprarli, e ritirare moneta dal sistema.

Attenzione a un dettaglio importante: i trattati europei vietano alla BCE di finanziare direttamente gli Stati. Non può comprare i titoli appena emessi dal Tesoro italiano, ma può comprarli dopo, sul mercato, da chi li ha già acquistati. Una distinzione che, come vedremo, nei fatti cambia meno di quanto sembri.

Whatever it takes

Per capire come funziona tutto questo nella pratica, torniamo agli anni successivi alla crisi del 2008. La situazione europea è molto disomogenea: alcuni Paesi se la cavano, altri sono in grave difficoltà. E provate a indovinare quale Paese era tra quelli messi peggio? Esatto, l’Italia. Nel novembre del 2011 lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi supera i 500 punti.

Il 26 luglio 2012, a Londra, il presidente della BCE Mario Draghi pronuncia la frase che passerà alla storia: la BCE è pronta a fare “whatever it takes”, tutto il necessario, per preservare l’euro. Basta l’annuncio a calmare i mercati, e lo spread comincia a scendere.

Il vero quantitative easing europeo arriva qualche anno dopo, nel 2015: la BCE inizia a comprare ogni mese decine di miliardi di euro di titoli, in gran parte titoli di Stato dei Paesi dell’area euro. L’Italia ne beneficia moltissimo.

Per capire perché, facciamo un esempio semplice. Normalmente uno Stato che ha bisogno di soldi, poniamo dieci miliardi, li chiede in prestito al mercato emettendo titoli e promettendo un interesse. Se lo Stato è considerato affidabile, l’interesse richiesto è basso. Se invece c’è paura che non riesca a ripagare, chi presta pretende un interesse più alto per correre quel rischio.

Ma cosa succede se interviene un compratore enorme, che acquista una buona fetta di quei titoli qualunque cosa accada? Succede che l’interesse resta basso, anche se lo Stato non è ritenuto così affidabile. Lo Stato viene aiutato, certo, ma il prezzo del rischio viene falsato. E resta un dilemma: quando il compratore smetterà di comprare, i tassi rischiano di schizzare verso l’alto; se invece non smette mai, la quantità di moneta continua ad aumentare, con il rischio di più inflazione e di una perdita di potere d’acquisto per tutti.

Anche le banche creano denaro

Fin qui abbiamo parlato della banca centrale. Ma c’è un attore che crea molta più moneta di lei, e che vediamo tutti i giorni: la banca commerciale, quella dove abbiamo il conto corrente. Le banche creano denaro concedendo prestiti e mutui.

Il modo classico in cui lo si spiega nei libri di scuola è questo. Mario deposita 10.000 euro in banca. La banca ne tiene una parte come riserva, diciamo il 10% per il nostro esempio, cioè 1.000 euro, e presta gli altri 9.000 ad Anna. Anna li deposita sul suo conto prima di spenderli, e la banca, tolto di nuovo il 10%, può prestarne 8.100 ad Alice. Alice li deposita, e la banca ne presta 7.290 a Pietro.

Fermiamoci qui e facciamo i conti. Partendo dai 10.000 euro iniziali di Mario, sui conti ora risultano 34.390 euro: la banca ha creato 24.390 euro che prima non esistevano. E se il giro continuasse all’infinito, con una riserva del 10% i 10.000 euro iniziali potrebbero diventare fino a 100.000.

Nella realtà la percentuale di riserva obbligatoria è molto più bassa del nostro esempio: nella zona euro è stata del 2% fino al 2012 e da allora è dell’1%. Negli Stati Uniti, dal marzo del 2020, è addirittura zero.

E c’è di più. Nel 2014 la Banca d’Inghilterra ha pubblicato uno studio che ribalta il racconto dei libri di scuola: nella realtà le banche non aspettano i depositi per prestarli. Quando una banca concede un mutuo, accredita sul conto del cliente una somma che prima non esisteva. Il prestito crea il deposito, non il contrario. A frenare le banche non sono tanto le riserve, quanto le regole sul capitale, la convenienza economica e, soprattutto, il prezzo del denaro deciso dalla banca centrale.

Il prezzo del denaro

Ed eccoci ai famosi tassi d’interesse. Il tasso di un prestito, in modo molto semplificato, è fatto di due parti: un tasso di riferimento, che dipende dalle decisioni della banca centrale, più uno spread, cioè il margine che la banca applica e che rappresenta il suo guadagno.

Se vengono concessi troppi prestiti, e quindi si crea troppa moneta, la BCE alza i tassi: chiedere un prestito diventa più caro e se ne chiedono meno. Se invece vuole più moneta in circolazione, abbassa i tassi per incoraggiare mutui e finanziamenti.

Qualche numero per rendere l’idea. Dal 2016 il tasso principale della BCE è rimasto allo 0% per sei anni. Nel frattempo l’inflazione nell’area euro, che a fine 2020 era addirittura leggermente negativa, è esplosa fino al 10,6% dell’ottobre 2022, per poi scendere all’8,5% nel febbraio 2023. Per frenarla, tra il luglio 2022 e il febbraio 2023 la BCE ha portato il tasso principale da zero al 3%, e nel settembre 2023 è arrivata al 4,5%, il livello più alto dalla nascita dell’euro. Poi, dal giugno 2024, ha ricominciato a scendere.

Un continuo tira e molla, deciso da un piccolo gruppo di persone, che influenza il costo del mutuo di ognuno di noi e il valore dei risparmi che teniamo sul conto.

Fine della prima parte

Con questo articolo si chiude la prima parte del nostro viaggio: siamo partiti dal baratto e dalle prime forme di denaro, siamo passati per i metalli preziosi, il gold standard, le guerre e la fine della convertibilità, fino ad arrivare alla moneta di oggi, creata dal nulla da banche centrali e banche commerciali.

Dal prossimo articolo cambiamo prospettiva. Torneremo indietro agli anni Settanta, ma questa volta per raccontare un’altra storia: quella delle invenzioni tecnologiche e dei primi tentativi di creare una moneta per internet. Una storia fatta di matematici, crittografi e ribelli, che ci porterà, passo dopo passo, fino a Bitcoin.


Write a comment